*Generalmente preferisco non scrivere di politica, non mi sento il profeta di nessuno e mi sembra sempre di assumere una fastidiosa retorica da volantino. Ma quando ce vo', ce vo'!*
Amare Milano è un po' come amare un bellissimo giardino infestato dai sorci: appena ti sdrai a guardare le viole quelli -zac- ti azzannano la caviglia. E siccome fare una disinfestazione sembra sempre un' impresa titanica di uno contro mille (che, come se non bastasse, si riproducono alla velocità della luce) decidi per quieto vivere di lasciarli scorrazzare liberamente. Ma poi arriva la svolta: devastano la tua aiuola di viole. Ed è lì che ti incazzi e prendi la falciatrice!
Ora, parlando fuor di metafora, la pessima amministrazione di Milano (che non ha mai avuto giunte comunali particolarmente lungimiranti, ma pare ultimamente aver toccato il fondo del maniacale controllo da incubo orwelliano) ha deciso di far fuori definitivamente le roccaforti della sinistra militante della città (esatto, ci siete arrivati, l'aiuola di viole). Sinistra militante che, lasciatemelo dire, boccheggia e annaspa anche senza bisogno che le si tolga la zattera da sotto le terga. Questa mattina hanno sgomberato il Cox18, domenica pare sarà la volta della Pergola. I centri sociali sordido ritrovo di protobrigatisti? Ma per favore, non-siamo-in-un-film-di-Bellocchio!
Io ho saputo dello sgombero piuttosto tardi, verso l'ora di pranzo e sono potuta andare solo al presidio davanti Palazzo Marino. Ma benchè sia arrivata davvero tanta gente (certo, meno che per Kakà, ma non possiamo volere tutto dalla vita no?) il mio stato d'animo è rimasto in modalità incazzosa-depressa per tutto il pomeriggio. Il Conchetta è uno dei centri sociali più innocui del panorama milanese, di rilevanza principalmente per la sua libreria e il suo archivio che per la sua attività militante ed essendo occupato da ventidue anni (ventidue!) fra tre avrebbero ottenuto l' usucapione. Insomma, mi è sembrata da parte del comune una manovra ad hoc, che si inserisce perfettamente nel programma di "Distruggiamo E Ricostruiamo Sulle Macerie Fumanti" che la Moratti sta mettendo in atto con la perseveranza di un Panzer tedesco che marcia sulla Polonia. La calma artificiale di Piazza Duomo, dove, a pochi passi dalle urla contro De Corato, gli unici strilli che si sentivano erano quelli delle ragazzine davanti agli studi di Mtv, osservate benignamente da soldati in tuta mimetica sotto ad un megaschermo che manda in loop ventiquattr'ore su ventiquattro le rassicuranti percentuali di come tutti, a Milano, facciano il loro dovere per il benessere dei cittadini, mi ha messo i brividi addosso. Ad un certo punto, mentre aspettavamo ancora l'arrivo del corteo e in Piazza San Fedele si ammassavano camionette cariche di poliziotti in tenuta anti-sommossa (davvero in quantità eccesiva per l'entità della manifestazione), con alcuni amici abbiamo pensato che la soluzione migliore fosse annunciare a Trl il rapimento dei Tokio Hotel da parte della Moratti, nessuno sbirro può fermare un esercito di quindicenni incazzate che marciano su Palazzo Marino brandendo ballerine, abbiamo pensato. Mesta ironia da sconfitti. Uno schifo, insomma.
Per mia fortuna sono tendente alla tragedia tanto quanto all'insulso ottimimismo e mi basta uno stupido pretesto per credere che "tutto va per il meglio nel migliore dei modi possibile" (Voltaire mi avrebbe presa ad enciclopediate in testa, forse, ma se non altro in questo modo sopravvivo). Ed incrociare verso sera, in via Torino, lo stesso corteo da cui mi ero staccata è stato il pretesto perfetto per dare sfogo al mio Candido ottimismo. Passeggiando tra scudi e manganelli con M. (il Capo del Manzoni, una persona che ho sempre stimato, fin da quando non era altro che un ragazzino di diciassette anni che gestiva con serietà avvocatizia i rapporti con il preside) e altri due vecchi studenti del mio liceo, mi sono resa conto di quanto sia in realtà debole un'amministrazione (un governo) il cui unico mezzo di controllo dell'opposizione risulta essere l'automatica soppressione di tutte le tendenze che le si oppongono, con dispiegamenti di polizia e pugno di ferro. Non possiamo controllare la Sfiga che periodicamente fa capolino nella nostra vita, l'unica cosa su cui si può avere un' influenza certa è il nostro modo di rapportarci alle cose. Ad ottobre si era creato un movimento studentesco immenso, che avrebbe potuto essere fortissimo e che abbiamo immiserito e distrutto con le nostre stesse mani. Oggi, dopo la stanchezza rassegnata degli ultimi tempi, mi è sembrato di percepire una nuova fibrillazione, in me come in quelli che mi circondavano; c'è chi ci ha messo tre giorni, per risorgere, credo che dopo tre mesi potremmo provarci anche noi.
Io, malgrado tutto, a Milano non ho freddo.
edlit @ 02:39 |
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