Cambio di domicilio

mercoledì, 27 maggio 2009 in:
amilanononfafreddo.splinder.com ha cambiato dominio in favore di blogspot.
Perchè si vocifera che splinder sia da ragazzini e che le persone grandi abbiano l'account google. Ed è da quando ho ricevuto la tessera elettorale che voglio fare anche io la persona grande.
E' un occasione che non posso lasciarmi sfuggire.
Insomma, nel caso non vi siate ancora stufati di me il nuovo indirizzo è:

amilanononfafreddo.blogspot.com
edlit @ 00:26 | commenti

giovedì, 05 marzo 2009 in: la vita secondo me
Sapevamo che ogni adolescenza coincide con la guerra,
ma nessuno ci aveva detto che la maturità avrebbe somigliato ad un attacco di terrorismo batteriologico.
edlit @ 22:41 | commenti (7)

Bar Sport

sabato, 21 febbraio 2009 in:
Nella vita reale, quella in cui sono un essere umano a più dimensioni e in cui le persone mi chiamano per nome, parlo più di politica che di scarpe (che però sono sicuramente più numerose dei timbri sulla mia schedina elettorale) e leggo molti libri che poi non menziono per non sentirmi defraudata nella mia intimità culturale. Bevo molti cappuccini e passo quasi tutte le sere in qualche locale. A volte torno a mezzanotte, stando fuori solo il tempo di una birra e un sospiro di sollievo, altre volte mi faccio riaccompagnare a casa alle cinque del mattino. Sì perchè nella vita reale ho anche un letto in cui tornare e degli amici con la patente (nella vita reale, anzi, ho io stessa una patente sebbene il più delle volte la bicicletta abbia la meglio sulla macchina), ma raccontarlo a chissà chi mi sembra insensato, noioso per chi legge, inutile come una puntata di reality show per chi scrive. Alla fin della fiera abbiamo tutti un bar sport dove ad un tavolo i ragazzi parlano di calcio e ad un altro le ragazze parlano di sesso, dove si fuma commentando la caporetto veltroniana e si decide con chi andare a teatro la settimana prossima e con chi al rocket questo sabato. Abbiamo tutti qualche amico con gli occhi azzurri che colleziona donne come fossero sottobicchieri e delle amiche egocentriche che ti raccontano per filo e per segno i loro drammi esistenziali. In ogni gruppo c'è il radical-chic, il capro espiatorio, la puttana, l'acida, il buono, la ballerina e il chitarrista. E ognuno crede che il suo radical-chic, il suo capro espiatorio, la sua puttana, la sua acida, il suo buono, la sua ballerina e il suo chitarrista, lo sia di più e meglio. Alla fin della fiera facciamo tutti discorsi al limite del sensato appoggiati ad una saracinesca abbassata e, quel che più importa, a tutti capita di constatare che in fondo non faccia poi così freddo. O almeno, a me capita. E mi capita anche di constatare che finchè andremo tutti a puttane, forse, nel nome dell'egualitarismo, sarà come se non ci andasse nessuno. Poi l'utilità dello scriverci sopra più righe di quanto l'argomento in sè non necessiterebbe è ancora dubbia. Ma ieri sera Joe Strummer strillava così forte e il mio panino era così buono da dimostrare come alle volte la quotidianità possa essere proprio carina. Sì, carina. E non si accettano obiezioni sul termine.
edlit @ 15:27 | commenti (5)

Oggi sono melensa

sabato, 14 febbraio 2009 in: memorie
La mia cartella dei file ricevuti è affollata come il letto di Lucia. Da musica inviata da sporadici flirt a segreti imbarazzanti, a testimonizanze di compromettenti attività illecite sui siti di social networking. Nella mia cartella dei file ricevuti ci sono foto di serate a cui non ho partecipato, di amanti e scopamiche dei miei amici catalogate in base al colore dei capelli e all'età, di presidi, manifestazioni e sbirri violenti. Ci sono le foto dei pretendenti delle mie amiche per cui era stato richiesto un parere estetico e le foto degli ex fidanzati con le nuove ragazze rubate dagli album di conoscenti comuni su facebook (e in tal caso il parere estetico va sempre a sfavore della nuova). Poi le immagini di città d'oltralpe o del sud che amori estivi della durata di una settimana mi hanno chiesto di raggiungere e di cui non ho mai avuto altra conosenza che quella di un panorama da cartolina sul desktop del computer. Ci sono canzoni dance che non scaricherei mai se non ricordassero giri in macchina a perdere sulla circonvallazione esterna e i primi Who che io abbia mai ascoltato. La mia cartella dei file ricevuti testimonia il mutare dei miei rapporti umani, da un lato l'iter sentimentale di persone che condividono con me la vita da quando avevamo quattordici anni e Che Guevara sulla maglietta, dall'altro disegni dal tratto secco e nervoso e trombe jazz di chi, per incomprensioni o solo per il passare del tempo, non sente più la necessità di condividere le sue nevrosi con me. E poi ancora racconti e poesie di vecchi amici che cercano collocazione editoriale e capitoli di romanzi che saranno di visi conosciuti da relativamente poco che ormai ritengo importanti. Mi piace, di tanto in tanto, aprire la cartella dei file ricevuti e constatare che se per il letto di Lucia non fossero passati indovini e falsi dei, vecchi santi e tristi eroi, non ci sarebbe stata nessuna canzone da scrivere.
edlit @ 15:27 | commenti

giovedì, 12 febbraio 2009 in:
Noi non siamo umili. Ho pensato. Poi ho fatto spallucce e ho preso un Kinder Delice dal distributore di merendine.
edlit @ 00:17 | commenti (1)

Cronache dal ventre del Leviatano

venerdì, 23 gennaio 2009 in: o tempora o mores, milano cronica, politichese stretto
*Generalmente preferisco non scrivere di politica, non mi sento il profeta di nessuno e mi sembra sempre di assumere una fastidiosa retorica da volantino. Ma quando ce vo', ce vo'!*

Amare Milano è un po' come amare un bellissimo giardino infestato dai sorci: appena ti sdrai a guardare le viole quelli -zac- ti azzannano la caviglia. E siccome fare una disinfestazione sembra sempre un' impresa titanica di uno contro mille (che, come se non bastasse, si riproducono alla velocità della luce) decidi per quieto vivere di lasciarli scorrazzare liberamente. Ma poi arriva la svolta: devastano la tua aiuola di viole. Ed è lì che ti incazzi e prendi la falciatrice!
Ora, parlando fuor di metafora, la pessima amministrazione di Milano (che non ha mai avuto giunte comunali particolarmente lungimiranti, ma pare ultimamente aver toccato il fondo del maniacale controllo da incubo orwelliano) ha deciso di far fuori definitivamente le roccaforti della sinistra militante della città (esatto, ci siete arrivati, l'aiuola di viole). Sinistra militante che, lasciatemelo dire, boccheggia e annaspa anche senza bisogno che le si tolga la zattera da sotto le terga. Questa mattina hanno sgomberato il Cox18, domenica pare sarà la volta della Pergola. I centri sociali sordido ritrovo di protobrigatisti? Ma per favore, non-siamo-in-un-film-di-Bellocchio!
Io ho saputo dello sgombero piuttosto tardi, verso l'ora di pranzo e sono potuta andare solo al presidio davanti Palazzo Marino. Ma benchè sia arrivata davvero tanta gente (certo, meno che per Kakà, ma non possiamo volere tutto dalla vita no?) il mio stato d'animo è rimasto in modalità incazzosa-depressa per tutto il pomeriggio. Il Conchetta è uno dei centri sociali più innocui del panorama milanese, di rilevanza principalmente per la sua libreria e il suo archivio che per la sua attività militante ed essendo occupato da ventidue anni (ventidue!) fra tre avrebbero ottenuto l' usucapione. Insomma, mi è sembrata da parte del comune una manovra ad hoc, che si inserisce perfettamente nel programma di "Distruggiamo E Ricostruiamo Sulle Macerie Fumanti" che la Moratti sta mettendo in atto con la perseveranza di un Panzer tedesco che marcia sulla Polonia. La calma artificiale di Piazza Duomo, dove, a pochi passi dalle urla contro De Corato, gli unici strilli che si sentivano erano quelli delle ragazzine davanti agli studi di Mtv, osservate benignamente da soldati in tuta mimetica sotto ad un megaschermo che manda in loop ventiquattr'ore su ventiquattro le rassicuranti percentuali di come tutti, a Milano, facciano il loro dovere per il benessere dei cittadini, mi ha messo i brividi addosso. Ad un certo punto, mentre aspettavamo ancora l'arrivo del corteo e in Piazza San Fedele si ammassavano camionette cariche di poliziotti in tenuta anti-sommossa (davvero in quantità eccesiva per l'entità della manifestazione), con alcuni amici abbiamo pensato che la soluzione migliore fosse annunciare a Trl il rapimento dei Tokio Hotel da parte della Moratti, nessuno sbirro può fermare un esercito di quindicenni incazzate che marciano su Palazzo Marino brandendo ballerine, abbiamo pensato. Mesta ironia da sconfitti. Uno schifo, insomma.
Per mia fortuna sono tendente alla tragedia tanto quanto all'insulso ottimimismo e mi basta uno stupido pretesto per credere che "tutto va per il meglio nel migliore dei modi possibile" (Voltaire mi avrebbe presa ad enciclopediate in testa, forse, ma se non altro in questo modo sopravvivo). Ed incrociare verso sera, in via Torino, lo stesso corteo da cui mi ero staccata è stato il pretesto perfetto per dare sfogo al mio Candido ottimismo. Passeggiando tra scudi e manganelli con M. (il Capo del Manzoni, una persona che ho sempre stimato, fin da quando non era altro che un ragazzino di diciassette anni che gestiva con serietà avvocatizia i rapporti con il preside) e altri due vecchi studenti del mio liceo, mi sono resa conto di quanto sia in realtà debole un'amministrazione (un governo) il cui unico mezzo di controllo dell'opposizione risulta essere l'automatica soppressione di tutte le tendenze che le si oppongono, con dispiegamenti di polizia e pugno di ferro. Non possiamo controllare la Sfiga che periodicamente fa capolino nella nostra vita, l'unica cosa su cui si può avere un' influenza certa è il nostro modo di rapportarci alle cose. Ad ottobre si era creato un movimento studentesco immenso, che avrebbe potuto essere fortissimo e che abbiamo immiserito e distrutto con le nostre stesse mani. Oggi, dopo la stanchezza rassegnata degli ultimi tempi, mi è sembrato di percepire una nuova fibrillazione, in me come in quelli che mi circondavano; c'è chi ci ha messo tre giorni, per risorgere, credo che dopo tre mesi potremmo provarci anche noi.
Io, malgrado tutto, a Milano non ho freddo.
edlit @ 02:39 | commenti (3)

Rette parallele

domenica, 18 gennaio 2009 in: soliloqui
Ci hai mai pensato? Che potremmo scrivere solo di quando Gesù Cristo estrasse la pistola dalla tasca interna della giacca e si mise a sparare alle lattine di birra lungo i binari della stazione perchè dopo le riprese dell'ultimo b-movie un vampiro di Kansas City si era dimenticato di ridargli la costola che aveva dovuto strappargli? Ci pensi che potremmo solo parlare del figlio di Dio con una voragine oblunga in mezzo al petto e lasciare perdere morettismi in cui i fascisti non possono scopare con i comunisti e tutti picchiano i democristiani? La scrittura come veicolo di nonsense apolitico cristologico da banlieue. E dipingeremmo storie di guerriglieri vestiti di rosa e bambini dallo sguardo serio che invecchiano raggiungendo in triciclo Scilla e Cariddi. Ci hai mai pensato? Che potremmo scrivere solo di Ganimede piombato per caso in un vicolo di Saint Germain des Prés che solleva le gonnelle alle universitarie francesi constatando incredulo che hanno il sedere più bello di quello di Afrodite? Ci pensi che potremmo solo parlare del coppiere degli Dei e lasciar perdere i figli degli operai che non possono scopare con le figlie dei banchieri mentre le centrali nucleari saltano in aria? E giocheremmo con le lettere abbinandole a nostro piacimento e inventando parole che mai nessuno ha pensato. Ci pensi che potremmo affogare a nostro piacimento tra il trash e l'etica con la stessa velocità con cui una modaiola hipster milanese si cambia i vestiti? Non vorresti anche tu poter essere un filosofo politico e un poeta visionario nel medesimo istante e passare dalla realtà all'onirico rinchiuso in una stanza, solo con i  tuoi pensieri di carta?
Ti prego dammi dell'inchiostro che sto per vomitare.
edlit @ 01:58 | commenti (2)

Il nostro ego è un coniglio-pecora obeso

sabato, 17 gennaio 2009 in:
mariska-hd
edlit @ 13:25 | commenti (1)

Il tropismo dell'orrido

mercoledì, 14 gennaio 2009 in:
L'altra sera sono rimasta a casa e facendo zapping ho trovato qualcosa di talmente grottesco, orribile e di cattivo gusto da non poter evitare di fissare lo schermo ipnotizzata:


edlit @ 13:59 | commenti (1)

He's just nothing that into you

martedì, 13 gennaio 2009 in:
Le amiche, principalmente, hanno due funzioni: prendere cappuccini con te quando sei depressa e, durante gli stessi, tirarti su di morale dicendoti esattamente quello che vorresti sentirti dire (a smontarti, di solito, ci pensa il barista). Quando la depressione è causata da comportamenti egoistici e - generalmente - insensati di qualche esponente del genere maschile, i verdetti canonici sono: "Non ti merita!" "E' uno stronzo" e il sublime "In realtà gli piaci ma ancora non lo sa". Insomma, di solito le cose che vengono dette al momento del bisogno non devono corrispondere necessariamente all'esatta realtà dei fatti, ma hanno la fondamentale e tempestiva funzione di impedirti nell'attimo di andare a gettarti nel canale più vicino del Naviglio. Per aprire gli occhi ci sarà sempre tempo, un numero indefinito di caffè corretti dopo.
Per questo motivo quando, dopo le ennesime lamentele farcite di false speranze, la mia amica G. ha sentenziato impassibile "Evidentemente non gli piaci abbastanza", con la stessa indifferenza con cui si compra un pacchetto di sigarette, ho avuto un momentaneo disorientamento.
 "Eh?".
-
"Evidentemente non gli piaci abbastanza."
-
Secco. Spietato. Iluminante.
"Dovresti leggere un libro, si chiama He's just not that into you, è la Bibbia."
Un paio di settimane dopo, a causa di narcisismi maschili privi di qualsivoglia cognizione di causa, ho chiamato G. a tarda sera, con la voce tremante tra l'incazzato e l'isterico. Mezz'ora dopo era sotto casa mia, tra le mani il miracoloso libro.
Lo ha aperto a caso: "You deserve a fucking phone call". "Ti meriti una fottuta telefonata".
Effettivamente non c'è come vederlo scritto nero su bianco, per acquistare la consapevolezza che sì, gli uomini sanno usare il telefono, sanno scrivere un sms e sanno inviare una mail e no, non è vero che hanno perso il tuo numero, gli è caduto il cellulare dalla cima del Duomo e il gatto gli ha mangiato il computer.
edlit @ 02:36 | commenti (6)
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